lunedì 28 settembre 2009

Storie di fantasmi alla locanda

Ieri sera c’era aria di tregenda in brughiera. La tempesta imperversava sulla locanda con un tale impeto che ci siamo allontanati dalle finestre per evitare che il vento le aprisse senza preavviso, facendone andare in frantumi le vetrate. Così, con i miei sette ospiti abbiamo deciso di metterci in cerchio per raccontarci storie di spettri e fatti inspiegabili.
- Ma dobbiamo inventare delle storie? – ha detto la dottoressa Valeria.
- Possiamo inventarle o raccontarne di vere… pardon: presunte vere. – ho aggiunto io.
L’atmosfera si è scaldata subito.
In mezzo al cerchio abbiamo messo un vassoio di pizzette bianche e rosse e voulevant con gamberetti in salsa rosa, abbiamo spento le luci lasciando che solo la luce delle candele rischiarasse la sala della locanda e, infine, come dei bambini prima della ricreazione, abbiamo fatto la conta per scegliere il primo giocatore-narratore.
La signora B. ha raccontato dello spettro che abitava la casa della sua bisnonna e che ogni notte si sedeva sulla vecchia poltrona nell’angolo della sala da pranzo; la giovane Margherita ha raccontato di quando era stata accompagnata e protetta da due cani (apparsi all’improvviso, uno bianco e uno nero) lungo il viale deserto di una grande città, alle prime luci dell’alba; il prof-filosofo Eugenio ha raccontato di aver visto di notte una figura luminosa e incappucciata attraversargli la strada, e dissolversi lungo il lato scosceso alla sua destra.

Mi sembra superfluo aggiungere che la locanda in pochi minuti si sia trasformata in un posto sinistro: gli spifferi si sentivano ovunque, le candele sembravano tremolare più del solito, proprio come la voce degli avventori (compresa la mia) e gli scricchiolii delle travi, poi, si stavano facendo piuttosto allarmanti.

Che ci fossero davvero con noi delle oscure presenze?
Comunque, non so se fossero attirati più dalle nostre cibarie o dai nostri racconti, ma una cosa è certa: proprio al termine della storia del prof-filosofo Eugenio, la porta della locanda si è spalancata di colpo e una folata di pioggia e vento ha spento all’istante sei candele su dieci. Alcuni di noi hanno cercato di stemperare l’orrore da effetto-sorpresa con risatine nervose, mentre il resto del gruppo si è catapultato dietro al bancone con i capelli ritti sulla testa.
- Non crederete davvero a queste favole? – ha chiesto con aria di sufficienza Margherita, la mascotte del gruppo.
- Certo che no! – ha risposto il prof-filosofo mentre beveva un bicchiere d’acqua per riprendersi dal tremore.
- Il potere della suggestione, cari miei. - ho detto io. – E che suggestione! Stava venendo un infarto a tutti… siamo sinceri. O, se mi lasciate passare l’espressione, che sospensione di incredulità!

Insomma, paura o meno, la strana serata ci ha divertiti molto, perciò ho proposto a tutti di improvvisarci scrittori alla Poe o alla Lovecraft e di leggere le nostre storie solo nelle notti di vento e pioggia battente (come nella migliore tradizione gotica).
Ovviamente sono stati tutti entusiasti e adesso ho un desiderio "mostruoso" di ascoltare le loro storie soprannaturali.

E voi, ne avete una nel cassetto che volete condividere nelle notti di pioggia alla locanda?

4 commenti:

Ninfa del silenzio ha detto...

Quant'è carino qst post!!!Non immagini quanto mi piacerebbe visitare la tua locanda, immagino sia un posto stupefacente!E poi inutile dire che i racconti di fantasmi attirano tutti...io ne avrei da raccontare a decine...pensavo di scriverci un libro, ma mi sono presto resa conto che non era il genere più adatto a me...
Cmq bel post, buona giornata, passa a trovarmi qnd vuoi!

Sonia Ognibene ha detto...

Grazie dei complimenti, cara Ninfa del silenzio, ma perché non ci racconti qualche storiella anche tu? Dici che ne avresti da raccontarne a decine... allora accomodati!
Io non aspetto altro! :-D

Faccio subito un salto da te.
Baci.
Sonia

serenella ha detto...

Cara Sonia io sono una fifona. Non amo i temporali, il vento...mi terrorizzano. Figurati se potevo stare lì in cerchio ad ascolatre quelle storie!!!!!

Sonia Ognibene ha detto...

Ah-Ah-Ah... :-D!
Serenella, pensa all'effetto catartico della cosa!