giovedì 3 ottobre 2013

Mostri e greggi di pecore

Ovunque leggo della strage di migranti avvenuta all'alba a Lampedusa e mi chiedo che cosa renda questa ennesima tragedia diversa dalle altre. Forse che le fiamme divampate sul barcone abbiano scosso di più le nostre coscienze? Forse sono le lacrime dei soccorritori a intenerirci? Forse è la parola "Vergogna!" del Papa a schiaffeggiarci per risvegliarci dal torpore? Non so... ma penso solo che sono anni, anni e ancora anni che sulle nostre coste muoiono uomini, donne (anche incinte) e bambini, muoiono al mondo, alle nostre coscienze, muoiono su gocce di inchiostro e immagini fugaci alla TV, tra il servizio di un "condannato" e quello di una showgirl a nozze. E c'è chi lucra e continuerà a lucrare su questi cadaveri. E nulla cambia. E c'è chi continuerà a gioirne. Mostri e greggi di pecore. 

10 commenti:

Paolo Falconi ha detto...

Ciao Sonia
condivido le tue perplessità ... ma se diventiamo insensibili, perchè tanto nulla cambia ... e accettiamo tutto questo senza indignarci, senza aprire un dibattito, senza affrontare il tema, sensibilizando l'opinione pubblica nazionale ed internazionale ... rischiamo di rivivere situazioni che Primo Levi riassunse nella frase "Tutto questo è successo e potrebbe ricapitare".
In fondo gli orrori delle dittature del 900 sono frutto, a pensarci bene degli orrori della prima guerra mondiale ... era naturale considerare la vita di un uomo poco che niente ... mandare decine e decine di migliaia di uomini all'assalto contro le trincee nemiche difese da mitragliatrici, dunque a morte certa era nell'ordine naturale delle cose ... non ci si poteva indignare! anzi spesso s'incoraggiavano i reparti più riottosi con colpi di artiglierie dalle retrovie ... e se un reparto si continuava a rifiutarsi a combattere c'era la decimazione con fucilazione immediata senza giudizio!!
Gli uomini non erano singoli, ma masse di indifferenziati che andavano a costituire i reparti ... e gli ufficiali di altissimo livello, lontani miglia dal fronte potevano disporre della vita e della morte di quegli uomini ... mentre altre persone si arricchivano senza limiti con le commesse militari. Quando finì la grande guerra, ci fu un vuoto di coscienze, un impoverimento spirituale tale che torturare, trucidare, annientare era talmente cosa normale o accettata che gli orrori delle dittature o lo sfruttamento fino allo stremo della condizione operaia o bracciantile nei paesi "democratici" era un fatto comunemente accettato, non indignava più di tanto.

Sarebbe auspicabile che per altri versi non arrivassimo a questo punto, per altri versi ... aprendo la strada ad altri orrori

Ciao
Paolo

Iride ha detto...

Queste sono cose che mi fanno girare le appendici che non ho. Da quanto tempo è che a Lampedusa si raccolgono cadaveri? Sempre fatti eclatanti devono succedere perché qualcuno esca dal torpore. Adesso Alfano è lì fare la sua sceneggiata, come altri prima di lui, vediamo se porta a qualcosa, sarebbe anche ora.

Il nord Europa è una vita che se ne infischia così le coste fanno ognuna a modo suo, chi li lascia al largo a morire, chi gli spara a vista, chi come noi li soccorre ma non ha i mezzi e la preparazione. Qualche morto al giorno non fa niente di che, tanti in una volta fanno notizia. Anche il valore della vita è una questione di numeri. Un gregge vale in base al suo numero.

Sonia Ognibene ha detto...

Caro Paolo, non ho detto che dobbiamo smettere di parlarne o di indignarci perché nulla cambia, la mia era una riflessione su quanto leggo oggi ovunque (commenti, post, ecc.) e che non ho mai visto per le altre tragedie del mare. E' solo una questione di numeri, ho pensato? La vita di un singolo uomo, di un solo bambino annegato con sua madre prima ancora di vedere il mondo, non ha forse un valore incalcolabile come quella di mille uomini? Dobbiamo vedere l'ecatombe per star male, per piangere, per indignarci, per convincerci che sono uomini come noi? Questa era la mia riflessione. Mai fermarci, mai smettere di batterci per chi non ha voce, mai sentirci lontani da nostri simili solo perché siamo capitati (senza merito alcuno) al di qua del mare. Mai.

Sonia Ognibene ha detto...

Esatto, cara Iride, esatto. Che immensa tristezza e quanta ipocrisia.

Brunella Patrone ha detto...

Ciao Sonia, ho pensato, esattamente quello che hai pensato tu . Brunella

Paolo Falconi ha detto...

Sonia
Ti chiedo Scusa,
Ti ho male interpretata,
ora è tutto chiaro.

Un saluto
Paolo

Sonia Ognibene ha detto...

Brunella cara... gli uomini sono davvero pessimi.

Sonia Ognibene ha detto...

Non c'è problema, Paolo. Buona giornata.

Elio ha detto...

Ciao Sonia, arrivo dal post precedente su questo che affronta un enorme problema. Non è certo da ieri che arrivano i battelli a Lampedusa o che affondano in mare aperto, ma può darsi che con questa disgrazia si sia raggiunto il massimo della sopportazione presso molte persone. Ti garantisco che solo da qualche giorno nei TG francesi si parla dell'arrivo o no di queste imbarcazioni e dello sforzo che fa l'Italia per salvarli ed accoglierli, malgrado la legge Bossi/Fini. Ma il grosso dilemma è: come fare? Dobbiamo accogliere tutte queste persone distribuendole in Europa (alcune nazioni hanno già detto che non li vogliono) e poi, cosa fare allora dei Rom che vengono respinti da tutti pur essendo un popolo che fa parte della Comunità Europea? Se accettiamo i boot people dovremmo accettare anche questi ultimi. Non vorrei essere frainteso, sono per l'accolgienza ad oltranza, sempre che quelli che arrivano non siano dei delinquenti o degli integristi (questi fanno molto male, di qualsiasi religione siano). Speriamo bene e ti auguro, nel frattempo, un sereno fine settimana.

Sonia Ognibene ha detto...

Non sono un'esperta di politica internazionale e non sono onorevole, ministro o capo dello Stato, ma so che la vita umana ha un valore incalcolabile e chi scappa sfidando il mare e la morte per avere una misera possibilità, lo fa perché è disperato. E se fossi io quella donna, e se fosse mio figlio quel bambino? Gino Strada è un grande esempio: lui guarda l'umanità, non il denaro o il fine recondito (se fingo di essere compassionevole o dico cose condivisibili posso accaparrare voti). Ciao Elio, ti abbraccio.