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domenica 22 maggio 2016

Ci sono dolci e Dolci

E sono felice, perché questo pomeriggio, grazie ad Andrea Fazzini del Teatro Rebis,  ho conosciuto la figura di Danilo Dolci. Ne ricordavo il nome a malapena e ora, spinta dalla curiosità, ho cominciato a spulciare in rete informazioni sulla sua vita: era un sociologo, un poeta, un educatore e un attivista della nonviolenza italiano. Fu addirittura soprannominato il Gandhi della Sicilia. Ecco, questi sono gli uomini che riescono ad ispirarmi perché, al di là della parola scritta, cercano di intervenire fattivamente nel tessuto sociale di ogni età, anche a rischio della propria vita, infatti ha dovuto vedersela sia con la mafia che con la politica (e a volte le due cose coincidono).
Beh, che dire? Questa notte mi addormenterò sentendomi davvero un po' più "ricca". 

domenica 21 aprile 2013

Felini, ortotteri e pecore


Sono in locanda e penso agli imperscrutabili misteri dell'esistenza: chi ha creato l'universo? Dio esiste? E c'è vita dopo la morte, ma soprattutto, come mai la sindrome da personalità multipla sta investendo un gruppo ristretto (ma ben nutrito) di individui nel centro di Roma

Sorseggiando del tè, trovo risposte illuminanti ai primi tre interrogativi ma, giunta al quarto, non riuscendo a reperire una spiegazione che appaia quantomeno plausibile, decido di andarmene a letto. Ed è a quel punto che BonTon comincia a ringhiare.
- BonTon, che ti prende? - le dico.
Un istante dopo, tre colpi al portone mi fanno sobbalzare.
Guardo dalla finestra e vedo un uomo vestito in doppiopetto scuro. Il viso è coperto da una mano, sembra che l'uomo si stia strofinando la fronte -una fronte piuttosto alta, vista la chierica sfavillante sotto il riverbero della luna- nell'altra ha un mezzo sigaro. 
- Chi è?
- Mi faccia entrare, la prego! Ho bisogno di un whisky, di qualcosa di forte, insomma.
Trovo il soggetto davvero provato, così il mio lato compassionevole lo invita ad entrare.
- Una cosa soltanto: spenga quel sigaro. Lo trovo ributtante. - gli faccio.
A malincuore lo spegne e poi si butta sul divano. 
- Non ho whisky, le va bene un po' di cherry?
A malincuore accetta il liquore di ciliegie.
Poi comincia a farfugliare frasi del tipo: "evviva, ce l'abbiamo fatta", "mi dimetto... o no?", "abbiamo salvato il Paese".
Ed è allora che ho un'illuminazione:
- Ma lei non è per caso quel famoso zoologo che voleva smacchiare i giaguari?
- Già, sì, proprio io! Sa, io davvero volevo smacchiarli però, non so come, ho confuso la candeggina con l'ammorbidente, perciò le macchie sono rimaste e il giaguaro è diventato ancora più bello... e pure profumato. A quel punto come potevo dargli addosso? Lei capisce...
- No, veramente no. In compenso poteva rifarsi con gli ortotteri.
- Oh no, la prego, ho provato a studiare grilli -e cavallette- ma quando poi me li sono trovati davanti con la possibilità di averli davvero al mio fianco,  ho avuto un tale ribrezzo che ho deciso di buttarmi sui mammiferi. Io ho una terribile fobia degli insetti, lo sa?
- Ne ho avuto il sentore... beh, senta, signor zoologo, raccatti il suo mozzicone e se lo porti via con la sua puzza. E' tardi e voglio andare a letto.
- Tardi, dice?
- Sì, soprattutto per lei. A quest'ora le pecore sono a nanna già da un pezzo. 

martedì 9 novembre 2010

Il potere della biro e del fango

Scusate, ma devo ancora riprendermi dopo aver ascoltato Saviano ieri sera.
Di solito quando le parole di qualcuno mi scavano dentro una voragine non ho neppure frammenti di parole da bisbigliare. Solo silenzi.
Ero inchiodata, ieri. Immobile tra agonia , rabbia e... speranza.
Sì, nonostante tutto, speranza, perché fin quando ci saranno individui coraggiosi come Saviano ed eterei come Benigni potrò ancora credere nella dignità e nell'intelligenza degli uomini.

Il video, se volete è qui accanto.

lunedì 26 aprile 2010

Homo homini lupus

Ieri ho riletto nuovamente "Se questo è un uomo" di Primo Levi e, come già accaduto in passato, il mio spirito ne è uscito fiaccato, impotente.
Ho ricordato allora la visita che feci al lager di Dachau (come avrei potuto evitarlo?) in un uggioso pomeriggio d'agosto alcuni anni fa.
Quel silenzio desolante, l'immenso vuoto testimonianza dell'orrore perpetrato da uomini contro altri uomini e quella violenza dissennata ed insensata mi sono rimasti incollati addosso, popolando di incubi molte mie notti da allora.
La mia mente ha poi ripercorso altre strade, altri orrori descritti in "Arcipelago Gulag" di Aleksandr Isaevič Solženicyn.
E mi sono chiesta: alla luce di queste testimonianze raccapriccianti abbiamo smesso davvero di essere ciechi? Al di là dei colori politici (insulse etichette da dare in pasto alle masse) cosa si è fatto e cosa si sta facendo oggi per applicare il sacro ed inviolabile principio dell'uguaglianza degli uomini?

Ben poco, purtroppo. I venti xenofobi di mezza Europa sono l'ennesimo segno di incultura e manchevole memoria storica. Le didatture nel resto del mondo, poi, sono la certezza che per l'essere umano... non c'è davvero speranza: "homo homini lupus est".