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mercoledì 31 luglio 2019

Vita, che fai? Ti sorprendo!


Sono seduta in locanda col desiderio di andar fuori, ma braccata dal calore, e il restar dentro, ma incatenata alla tediosa immobilità. 
Ormai da troppo tempo, mal sopporto le catene. 
A maggior ragione adesso, dopo essere stata a Catania, nell'isola di Ortigia e a Ragusa e dintorni; dopo essere capitata a Scicli nel bel mezzo delle riprese di Montalbano; dopo che Luca Zingaretti (verso cui nutro una venerazione sconsiderata) si è avvicinato, ha appoggiato il SUO dito sul MIO smartphone per scattare un selfie (foto che io, inutile dirlo, conservo come una reliquia); dopo che mi sono fiondata a Punta Secca e ho visto e toccato la casa del commissario Montalbano; fatto il bagno nel mare antistante; aver visto il ristorantino celeste e giallo di Enzo a Mare dove il commissario si gode il suo spaghettino con le vongole.
E poi, finalmente, dopo due anni sono tornata a Bologna, dove ho trascorso cinque giorni MERAVIGLIOSI con la mia amica del cuore di sempre.
Non posso lamentarmi: questa prima parte dell'estate è stata un dono.
E, in realtà, per quanto riguarda la scrittura si è presentata anche un'altra bella opportunità (e che solo qualche mese fa non avrei mai neppure immaginato). Ma è prematuro parlarne, perciò attendo solo fiduciosa.
Ora devo solo focalizzarmi sul prossimo libro ed essere prolifica quanto lo sono stata lo scorso anno. 
Le idee, però, non mancano mai. E questo non ha davvero prezzo.
Bene, ora vado a riordinare la locanda, cucinare le lenticchie e poi mi rimetto all'opera... la scrittura mi reclama a gran voce!
Vi abbraccio tutti. E scrivetemi, sono felice di risentirvi, avventori miei.


giovedì 13 giugno 2013

martedì 30 aprile 2013

Popper-Montalbano: farneticazione o lungimiranza?


Stavo leggendo il saggio edito da Marsilio “La lezione di questo secolo”, un’intervista di Giancarlo Bosetti a Karl Popper e, durante una delle mie meditazioni “camilleriane”, mi sono ritrovata a ravvisare una certa assonanza tra Popper e Montalbano. Sì, avete capito bene.
Popper credeva nell’idea di società aperta, nella libertà dell’uomo, nell’avvenire aperto e nella non-violenza. Popper riteneva, cioè, che un individuo contasse più della somma delle parti costituenti uno Stato; che in ogni campo -scientifico, politico, religioso- non esistesse una verità assoluta, eretta per asservire e quindi negare la libertà dell’individuo: “la libertà è più importante dell’uguaglianza… il tentativo di instaurare l’eguaglianza mette la libertà in pericolo; … sacrificando la libertà, non si riesce neppure a fare regnare l’eguaglianza tra coloro che sono stati asserviti”; che la storia non fosse un percorso già tracciato, che nulla “doveva” essere compiuto in nome di una pseudo-verità, bensì che il mondo avesse il diritto di evolversi, modificarsi strada facendo; che per instaurare un modello democratico della società fosse necessario opporsi alla violenza dilagante e aberrante.
Ebbene, penso che Camilleri (involontariamente) abbia plasmato Montalbano secondo i punti-cardine del filosofo austriaco. Infatti, Salvo non è forse l’uomo che ha fatto della libertà il suo baluardo?
Il commissario è inserito in un contesto sociale da cui non si lascia asservire perché egli risponde solo ai suoi imperativi morali: l’onestà e la rettitudine. Questa è la ragion per cui non esiste prefetto, questore, boss malavitoso dai quali si lasci intimorire o sopraffare. È un uomo semplice, dalla vita modesta ma con una ricchezza straordinaria: quella libertà che ogni individuo vorrebbe possedere.
Così Montalbano cambia il corso degli eventi, cambia la storia -i grandi uomini la cambiano sempre- perché non accetta che il mondo vada verso una direzione inevitabile. E cambia la storia combattendo la violenza con la non-violenza. Chi segue la serie sa perfettamente che le armi per il commissario sono un elemento di contorno di cui farebbe volentieri a meno.
Ma esiste davvero un uomo così nella vita reale? E se Popper avesse avuto modo di leggere “La forma dell’acqua” (il primo romanzo di Montalbano uscito proprio l’anno della morte del filosofo) avrebbe visto tali similitudini? Sarebbe giunto alle mie stesse conclusioni? Probabilmente no, ma nelle mie farneticazioni mi piace pensare di sì.
Dunque, a lunedì 6 maggio con “Una lama di luce”. Io, come sempre, ci sarò. E voi?

martedì 23 aprile 2013

Gioco di specchi a cinque sensi



Mi sono rinchiusa in locanda, sbarrando passo e intenzione a qualunque avventore. Perché Montalbano reclama un silenzio a cinque sensi. Un silenzio che ha il gusto di arancini caldi e spaghetti allo scoglio, di baci lievi e salati portati dal mare, di veglie amare e risvegli assonnati. Ha l'odore della terra cotta dal sole, della polvere su archivi e scartoffie, del sudore di chi "travagghia" e pure di chi semplicemente “talia”. Ha il grido aspro dei venditori improvvisati ai bordi delle strade e il sussurro degli amanti nel riverbero della luna. Allora, più che all’intreccio, a quel gioco di specchi ingannevoli ben orchestrato dall’ottimo Camilleri, ti soffermi sulle pieghe meditabonde che si alzano tra gli occhi di Zingaretti, lo affianchi nei suoi sopralluoghi scrutandone l’andatura, segui quella mimica naturale che solo i veri, grandi attori possiedono. Allora ti sembra di toccarlo Montalbano, di viverlo, come se i suoi dubbi fossero anche i tuoi, che sensi di colpa e barriere crollate passino per osmosi a te che, per due ore, lasci il resto del mondo dissolversi.  
Ovviamente un plauso va a tutto il cast e a quelle figure di contorno che sono la vera forza della serie. Pregevole anche l’interpretazione della Bobulova che ha infuso vita al suo personaggio, suonando falsa solo a tratti.
Al prossimo lunedì, allora, con “Una voce di notte”… spero calda ed avvolgente come quella del… commissario.