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domenica 21 maggio 2017

La nostra orma nel mondo/ Our footprint on this planet


La realtà ci dona suggestioni che si trasformano in musica, dipinti, racconti, romanzi e restano cristallizzati a imperitura memoria.

Mi chiedo: che cosa resterà di me? Di questa brughiera, delle mie lacrime, dei miei sorrisi, dei miei sogni, di ciò che ho faticosamente raggiunto?
E poi, è così importante?


Reality give us emotions which turn into music, paintings, short stories, novels and those remain crystallized in everlasting memory.

I wonder: what will remains of me? Of this moor, of my tears, smiles, dreams, goals achieved with great effort?
Anyway, is it really important?

mercoledì 20 luglio 2016

Scrittori (Veri) Cercasi / (Authentic) Writers Wanted

Come ho scritto altrove qualche giorno fa, io sono una lettrice di bocca buona, nel senso che la spocchia non mi appartiene e non ho preclusioni di genere.  È vero, spesso alcune copertine melense o banali mi danno l’orticaria e pure i titoli non mi fanno presagire nulla di buono, ma è proprio quello il momento in cui comincio a leggere gli estratti (che Dio li benedica!) e, leggendo leggendo, mi rendo conto che la mia prima impressione era…  giusta! Sì, perché basta un capitolo o due per accorgersi che si è davanti al solito autore senza stile, tecnica narrativa e contenuti (e ovviamente mi guardo bene dall’acquistare il libro).

Ma il mondo è vario, lo sappiamo bene, per cui quello che io trovo noioso ha eserciti di estimatori ed estimatrici sparsi qua e là per il Pianeta.
Ora la domanda è: avere un copioso o medio seguito di lettori fa di quell’autore un autentico scrittore?
No, non credo proprio, ma va bene così. Dico davvero. Non possiamo essere tutti fuoriclasse, no?

Però, da autentica lettrice non posso accontentarmi di leggere una storia, ho bisogno che quella storia mantenga viva la mia attenzione, che mi trascini nelle sue ambientazioni, che mi solletichi tutti e cinque i sensi, che mi induca a riflettere, che mi accompagni negli anni a venire fino ad aver voglia di rileggerla, ancora e ancora.

Se le vostre letture non vi hanno mai fatto questo effetto, ebbene, non avete mai avuto tra le mani il romanzo di un vero, autentico scrittore. Fidatevi. Spesso ritorno a libri letti tanti anni fa. Sono quelli che non posso dimenticare, quelli che sembrano attuali seppure scritti in tempi lontani da noi. Qualche esempio? "Il fu Mattia Pascal", "La coscienza di Zeno", "La luna e i falò", "I miserabili"… ma anche in tempi più recenti "L’insostenibile leggerezza dell’essere",  l’opera omnia di Alice Munro e Raymond Carver. Davanti ad essi (e a molti altri) mi inchino.

Il problema, però, è che nel mare immenso dell’editoria c’è sovrabbondanza di banchi di piccoli pesci, meduse fastidiose e squali sanguinari che se ne fregano delle buone maniere. E da loro voglio stare alla larga.
Io cerco le luminose perle sommerse, la pacifica autorevolezza delle balene e dei capodogli, il guizzo leggiadro dei delfini, la varietà multicolore dei pesci tropicali.

Perciò ovunque voi siate, scrittori veri, nuotate fino a me ed io mi tufferò all’istante.


As I wrote some days ago, I am a reader without preclusions, arrogance is not mine. Well, some mushy or banal covers and titles often make me predict nothing good but, just in that moment, I start reading samples of the books (God bless them!) and, as I read, I realize that my first impression was… right! Yes, because reading one or two chapters makes us soon understand that we are confronted by a common author, without writing style, narrative technique or contents (and obviously I won’t buy the book).

But the world is diverse, we know it well, that’s why I’m bored because of books which are loved by army of admirers, scattered everywhere in the world.
But here's the question: does having a copious or even average following make the author an authentic writer?
No, I don’t think so, but it’s fine. I really mean it. We can’t all be top-class writers, can we?


Anyway, as an authentic reader I can’t be satisfied reading a simple story, I need story that captures my attention, leads me into its locations, tickles all five senses, brings me to reflect,  accompanies me in future years until I’ll want to reread it, again and again.

If you haven't felt emotions like that, well, you've never read  books by authentic writers. Trust me. I often go back to books that I read many years ago. They had been written by faraway authors but their stories are still relevant today. I can’t forget them. Some examples? “Il fu Mattia Pascal”, “ La coscienza di Zeno”, “La luna e i falò”, “I miserabili” … and in recent times “L’insostenibile leggerezza dell’essere” and all books by Alice Munro or Raymond Carver… I bow to them (and to so many others).
So the problem is that in the limitless sea of publishing there are millions of small fish, pesky jellyfish and bloodthirsty unpolite sharks. I want to be far away from them.
I always look for the shining submerged pearls, the peaceful authoritative whale and sperm whale, the flickering graceful dolphin, the multi-colored tropical fish.

So wherever you are, authentic writers, swim up to me and I’ll dive instantly.


giovedì 25 febbraio 2016

Ronds de jambe di pensieri

Accendo il camino, le coperte non bastano oggi in locanda. Ho caldo e freddo nello stesso tempo. La febbre mi scuote a ritmi alterni ma non mi fiacca. Avverto spasmi improvvisi e irragionevoli. Mi sento parlare da sola, in italiano, in inglese. Cerco di leggere un articolo della CBS, ma è stringato come tutti gli articoli dei quotidiani, e poi è tecnico e riesco a percepirne solo il senso generale. Sbiadito, direi. 
Vorrei sentire una voce amica, ma non sarei in grado di occuparmi di nessun avventore. La signora Smith è lontana, ha lasciato la brughiera per trasferirsi da sua figlia a molti chilometri da qui. 
Il mio kindle è zeppo di libri, ho terminato di leggere tre romanzi in circa tre settimane, o forse erano due, non lo so. Vivo attraverso le vite degli altri, vago dove loro vagano, soffro come loro soffrono e gioisco dove loro... no, nei libri non si gioisce quasi mai. Si è sempre un po' scazzati, perché la vita lo è. 
Dal divano, sepolta sotto le coperte, intravedo i biscotti della signora F. ma non ho fame. Un senso di nausea mi pervade, una nausea oggettiva e traslata. Gli inutili, imbarazzanti, incolti sproloqui sui social mi disgustano. Ormai li supero a piè pari. C'è ancora qualcuno su questa terra che cerca di capire, di informarsi, di leggere, di attivarsi, di amare? Pensavo che gli sciocchi creduloni fossero solo i personaggi di qualche storia del passato e invece vedo orde di Calandrino beffati puntualmente e incessantemente da disonesti Bruno e Buffalmacco. E mentre il Mr B. americano fa leva sul razzismo imperante da sempre, anestetizzando coscienze ed esaltando idiozie, una parte del mondo gronda di sangue nel silenzio quasi assoluto.
Il cielo è coperto, il fuoco crepita, le membra dolgono.
Ho voglia di silenzio. 

lunedì 24 agosto 2015

Un ponte che non voglio attraversare

Ho lasciato la locanda per una settimana. La macchina mi ha portata lontano: Vienna, Budapest, Lubiana, Trieste, Venezia. Ho respirato aria nuova, goduto di bellezze inusitate, ascoltato lingue zeppe di consonanti, gustato cibi saporiti e insoliti. 
Inutile aggiungere che non avrei voluto più riprendere la strada per la locanda. 
Il viaggio è qualcosa da cui traggo linfa vitale, per cui il ritorno è per me una sorta di coma sensibile. 
Forse è per questo motivo che adoro leggere: è come se non smettessi mai di viaggiare. Ben altri giri, certo, ma pur sempre viaggi in metropoli sconosciute, coscienze in disuso.

Bevo un caffè e sono ancora immersa nei ricordi. 
La trappola del lungo inverno è già in agguato.

giovedì 2 aprile 2015

Non esiste coscienza senza conoscenza

Leggete, leggete, leggete. Poi imparate (bene) lingue diverse dalla vostra, almeno due. 
Successivamente informatevi e riflettete. Infine leggete, leggete e leggete ancora. 
Senza la conoscenza possiamo solo oltrepassare il fondo (già ampiamente raggiunto e scorticato).

mercoledì 26 febbraio 2014

Italian style


Qualche giorno fa leggevo "Codice della vita italiana" di Prezzolini e ho preso ancor più coscienza dei "vezzi" che ci appartengono e, di sicuro, non ci fanno onore. Nulla è cambiato, anzi, era così allora ed è ancor più vero adesso. Vi lascio qualche stralcio, e ditemi voi se il grande Prezzolini non avesse ragione da vendere: 

"10. L’Italia va avanti perché ci sono i fessi. I fessi lavorano, pagano, crepano. Chi fa la figura di mandare avanti l’Italia sono i furbi che non fanno nulla, spendono e se la godono... 

16. L’Italiano ha un tale culto per la furbizia, che arriva persino all’ammirazione di chi se ne serve a suo danno... 
18. Non è vero, in modo assoluto, che in Italia, non esista giustizia. E’ invece vero che non bisogna chiederla al giudice, bensì al deputato, al Ministro, al giornalista, all’avvocato influente ecc...
19. In Italia non si può ottenere nulla per le vie legali, nemmeno le cose legali. Anche queste si hanno per via illecita: favore, raccomandazione, pressione, ricatto ecc...
40. In Italia nulla è stabile fuorché il provvisorio..." 
E via via altre perle di saggezza... poveri noi.

La vostra locandiera è molto, troppo, eccessivamente sfiduciata.

martedì 2 luglio 2013

Una stanza tutta per noi

"Qualunque sia il loro uso nelle società civilizzate, gli specchi sono essenziali a ogni azione violenta ed eroica. Perciò Napoleone e Mussolini insistono tanto enfaticamente sull'inferiorità delle donne, perché se esse non fossero inferiori cesserebbero di ingrandire loro... questo serve a spiegare come fa sentire inquieti (gli uomini) la critica femminile... perché se la donna comincia a dire la verità, la figura nello specchio rimpicciolisce; l'uomo diventa meno adatto alla vita."

Virginia Woolf aveva capito tutto già nel 1928. E questo spiega la violenza inaudita verso le donne che vogliono solo condurre  il loro cammino da essere umani e non da cani alla catena.

giovedì 23 maggio 2013

About English, heart, soul, brain and healthy cooking


La vostra locandiera ha fatto un test piuttosto lungo e vario per scoprire le sue conoscenze della lingua inglese. Ebbene, indovinate? Ho risposto correttamente all'82% delle domande! 
Non posso che esserne felice perché allora dà i suoi frutti scrivere e parlare quasi quotidianamente con madrelingua inglesi, rivedere gli errori e memorizzare le correzioni, leggere in inglese, ascoltare e vedere notizie, film in lingua originale. In verità, un insegnante vero mi manca, eccome, ma in tempi di magra, di pesanti difficoltà dentro e fuori la brughiera o si diventa autodidatti o si soccombe. Quindi: c'è scelta?
L'unica cosa che conti davvero è arricchirsi dentro: cuore, anima, cervello. 
Sì, non siamo solo corpo e, tra l'altro, credo sia ora di smetterla, una volta per tutte, di ingozzarci di escrementi: carni di allevamenti killer, cibi vari pre-liofilizzati, pre-cotti, pre-mescolati... manca solo che siano pre-digeriti.
Perciò, se verrete a trovarmi in locanda, troverete frutta con pochi zuccheri, insalata alla Nizzarda (ndr: grazie A.) e tisane. Vi aspetto e vi amo, come sempre.


martedì 30 aprile 2013

Popper-Montalbano: farneticazione o lungimiranza?


Stavo leggendo il saggio edito da Marsilio “La lezione di questo secolo”, un’intervista di Giancarlo Bosetti a Karl Popper e, durante una delle mie meditazioni “camilleriane”, mi sono ritrovata a ravvisare una certa assonanza tra Popper e Montalbano. Sì, avete capito bene.
Popper credeva nell’idea di società aperta, nella libertà dell’uomo, nell’avvenire aperto e nella non-violenza. Popper riteneva, cioè, che un individuo contasse più della somma delle parti costituenti uno Stato; che in ogni campo -scientifico, politico, religioso- non esistesse una verità assoluta, eretta per asservire e quindi negare la libertà dell’individuo: “la libertà è più importante dell’uguaglianza… il tentativo di instaurare l’eguaglianza mette la libertà in pericolo; … sacrificando la libertà, non si riesce neppure a fare regnare l’eguaglianza tra coloro che sono stati asserviti”; che la storia non fosse un percorso già tracciato, che nulla “doveva” essere compiuto in nome di una pseudo-verità, bensì che il mondo avesse il diritto di evolversi, modificarsi strada facendo; che per instaurare un modello democratico della società fosse necessario opporsi alla violenza dilagante e aberrante.
Ebbene, penso che Camilleri (involontariamente) abbia plasmato Montalbano secondo i punti-cardine del filosofo austriaco. Infatti, Salvo non è forse l’uomo che ha fatto della libertà il suo baluardo?
Il commissario è inserito in un contesto sociale da cui non si lascia asservire perché egli risponde solo ai suoi imperativi morali: l’onestà e la rettitudine. Questa è la ragion per cui non esiste prefetto, questore, boss malavitoso dai quali si lasci intimorire o sopraffare. È un uomo semplice, dalla vita modesta ma con una ricchezza straordinaria: quella libertà che ogni individuo vorrebbe possedere.
Così Montalbano cambia il corso degli eventi, cambia la storia -i grandi uomini la cambiano sempre- perché non accetta che il mondo vada verso una direzione inevitabile. E cambia la storia combattendo la violenza con la non-violenza. Chi segue la serie sa perfettamente che le armi per il commissario sono un elemento di contorno di cui farebbe volentieri a meno.
Ma esiste davvero un uomo così nella vita reale? E se Popper avesse avuto modo di leggere “La forma dell’acqua” (il primo romanzo di Montalbano uscito proprio l’anno della morte del filosofo) avrebbe visto tali similitudini? Sarebbe giunto alle mie stesse conclusioni? Probabilmente no, ma nelle mie farneticazioni mi piace pensare di sì.
Dunque, a lunedì 6 maggio con “Una lama di luce”. Io, come sempre, ci sarò. E voi?

martedì 23 aprile 2013

Gioco di specchi a cinque sensi



Mi sono rinchiusa in locanda, sbarrando passo e intenzione a qualunque avventore. Perché Montalbano reclama un silenzio a cinque sensi. Un silenzio che ha il gusto di arancini caldi e spaghetti allo scoglio, di baci lievi e salati portati dal mare, di veglie amare e risvegli assonnati. Ha l'odore della terra cotta dal sole, della polvere su archivi e scartoffie, del sudore di chi "travagghia" e pure di chi semplicemente “talia”. Ha il grido aspro dei venditori improvvisati ai bordi delle strade e il sussurro degli amanti nel riverbero della luna. Allora, più che all’intreccio, a quel gioco di specchi ingannevoli ben orchestrato dall’ottimo Camilleri, ti soffermi sulle pieghe meditabonde che si alzano tra gli occhi di Zingaretti, lo affianchi nei suoi sopralluoghi scrutandone l’andatura, segui quella mimica naturale che solo i veri, grandi attori possiedono. Allora ti sembra di toccarlo Montalbano, di viverlo, come se i suoi dubbi fossero anche i tuoi, che sensi di colpa e barriere crollate passino per osmosi a te che, per due ore, lasci il resto del mondo dissolversi.  
Ovviamente un plauso va a tutto il cast e a quelle figure di contorno che sono la vera forza della serie. Pregevole anche l’interpretazione della Bobulova che ha infuso vita al suo personaggio, suonando falsa solo a tratti.
Al prossimo lunedì, allora, con “Una voce di notte”… spero calda ed avvolgente come quella del… commissario.

martedì 9 ottobre 2012

Libri un tanto al chilo

E mi sorprendo ogni volta nel constatare che se il mondo va di là io vado nel senso opposto e che le dinamiche economiche fluttuano verso il basso laddove è presente la riservatezza, l'onestà intellettuale e il lavoro svolto nel silenzio (benché condiviso).
Già, non sono tagliata per questo genere di commedie (che per me si tramutano in drammi).
Tanto per farla chiara e breve, gli scrittori  (e gli artisti in genere) non possono essere tutti venditori all'ingrosso e al dettaglio. 
Se lo fossero avrebbero scelto un altro mestiere, non vi pare?

domenica 21 agosto 2011

Metti una "confessione" in brughiera

E' una strana giornata oggi in locanda: sono sola con BonTon e i miei pensieri. Dovrei ripulire la piscina gonfiabile e riempirla nuovamente per dare uno stop alla canicola degli ultimi giorni, ma ho bisogno di qualcuno che mi dia una mano, un avventore, un vicino, un turista di passaggio in brughiera. 
Questa mattina sono uscita dalla locanda per pregare e... sono stata sincera, brutale con me stessa. Anch'io, come diceva Indro Montanelli, "non mi faccio sconti". Non riesco a pontificare, né ad ostentare virtù inesistenti come fa la stragrande maggioranza degli individui con cui entro in contatto. Non voglio sembrare ciò che non sono, ma voglio essere accettata e amata (magari) per quella che sono realmente, per come vivo, scrivo e lavoro, per le scelte che faccio, per gli errori che commetto, per i miei egoismi come per la mia generosità, per la mia speranza macchiata di malinconia ed impotenza, per il mio sorriso come per il mio pianto. In fondo ho solo un cuore affamato di amore che mai riesce ad essere saziato, un cucciolo che cerca riparo per nascondersi e digrigna i denti solo per non essere attaccato. Come sempre, me ne starò al mio posto, senza azzannare nessuno.
Perché questi pensieri, e perché proprio adesso? Forse perché ho visitato una mostra (direi, impeccabile) su Lev Tolstoj; ho ripercorso la sua vita di vizi prima, di morigeratezza impregnata anche di vanità ed egoismi poi e di luce abbagliante negli ultimi fecondi anni.
Ecco, Tolstoj fu uno dei pochi uomini della storia ad essere testimonianza viva e pulsante del suo pensiero. Gandhi diceva a tal proposito: "Fu l'uomo più veritiero della sua epoca. La sua vita fu una lotta costante, una serie ininterrotta di sforzi per cercare la verità e metterla in pratica... fu il più grande apostolo della non-violenza che l'epoca attuale abbia dato.".

Insomma, amici miei: basta, apparire! Occorre essere!
Da oggi comincerò a leggere La confessione e poi mi immergerò negli altri suoi romanzi.
Ho bisogno di rigenerare il mio spirito.

martedì 5 luglio 2011

Riacciuffando sentieri e riflessioni

Sono ritornata in quel rustico in mezzo alle montagne e mi sono inerpicata lungo il sentiero che l’ultima volta avevo visto solo da lontano.
La pioggia durante la notte era scesa copiosa e, il mattino dopo, il sole non era riuscito ad asciugare il terreno, ma non me ne sono curata. Le mie scarpe di tela sono sprofondate nel fango, però con l’aiuto di un bastone ho evitato di ruzzolare giù per la discesa, poco ripida in verità.
Dall’alto il rustico sembrava la visione di un paesaggio irreale, invece aspettava il mio ritorno in calce e mattoni, elegante nella sua signorile semplicità.
Il resto della giornata l’ho trascorsa a prendere il sole, per nulla infastidita dalle api che pure ronzavano sui fiori nel campo intorno alla casa.
Con me c’era il Breviario laico di Gianfranco Ravasi, con le sue 366 riflessioni per ogni giorno dell’anno (compreso quello bisestile). Ma io, da avida lettrice desiderosa di conoscenza, cosa pensate abbia fatto? Sì, ho finito per leggere le riflessioni di un mese in una sola tornata.
Comunque mi sono pentita e ho riacciuffato aforismi e citazioni, lasciando che la riflessione scavasse dentro di me per “farmi nuova”.
E oggi, miei cari avventori, lascio che pure a voi scavi dentro un'ammonizione dello scrittore francese Gustave Flaubert, presente al 24 febbraio: “Non leggete, come fanno i bambini, solo per divertirvi o, come fanno gli ambiziosi, solo per istruirvi e far bella figura. No, leggete per vivere.”
E io aggiungerei: "Vivete per leggere!".

venerdì 18 marzo 2011

Patria natia e patria celeste

Sono stata assente dalla locanda per un po'.
Ero impegnata a scrivere un racconto per un concorso letterario importante. Quale che sia il risultato, in questo momento non mi sembra più prioritario: un amico dell'associazione AVULSS ci ha lasciato ieri, durante la notte. Chissà perché si muore sempre al buio... forse perché il passaggio dal sonno della notte al sonno eterno è meno duro, più naturale.
Così, mentre in piazza vedevo sparire tra le nuvole i palloncini tricolori, ho immaginato che anche la sua anima sventolasse felice da lassù la nostra bandiera.
Ciao N.

venerdì 7 gennaio 2011

Verso lunedì e progetti per il nuovo anno

Ho rimesso le decorazioni natalizie, luci, albero e presepe nelle loro scatole. Ho ripulito tutto, anche negli anfratti più nascosti. Sono quasi pronta per lunedì. Mentalmente intendo.
Scrivo, scrivo, scrivo. Fra due giorni il mio tempo sarà di nuovo esiguo, ma quello che ho avuto ho saputo sfruttarlo; sono fiera di me (almeno questa volta).
E adesso veniamo ai progetti per il nuovo anno: finire il romanzo a quattro mani e prepararmi agli esami per ottenere il PET (Preliminary English Test) e il FCE (First Certificate in English). Sì, perché voglio migliorare seriamente il mio livello di conoscenza della lingua inglese anche con un'adeguata certificazione (che non guasta e può aprire nuovi orizzonti lavorativi). Sì, lo so che non ho più vent'anni (e neanche trenta) ma non ho nessuna intenzione di mettere il guinzaglio alla mia curiosità e ai miei sogni.
I WANT MORE!

giovedì 30 dicembre 2010

Romanzo in autogenesi... che sorpresa!

Scrivere questo romanzo a quattro mani mi diverte moltissimo: la protagonista sta assumendo uno spessore che non avevo previsto e anche i personaggi di contorno sembrano appropriarsi autonomamente di uno spazio a loro negato!
Questo dimostra ancora una volta quanto la scrittura si autogeneri nonostante i paletti della trama e della caratterizzazione dei personaggi.

Non trovate pure voi che tutto ciò sia assolutamente elettrizzante?
Torno a scrivere...

venerdì 24 settembre 2010

Il cinema che "conta"

Ero assorta nella contemplazione dell'alba, rosa dalle venature fucsia questa mattina, e ho pensato a quanti la stavano contemplando nello stesso istante, vicini o lontani da me.
Che emozioni stavano provando o quale assenza albergava nella loro anima. Con quali e quante parole avrebbero descritto quel momento.
Da lì, mi sono ritrovata a pensare al talento artistico, quell'afflato prodigioso che trasfigura le cose cogliendone l'essenza.
Quanto ce n'è in me? Davvero se ne può possedere in percentuale oppure è un dono che si ha dalla nascita o non lo si avrà mai?
Io non posso giudicarmi e in verità NON SO giudicarmi (se non per demolirmi) ma quando leggo, osservo, ascolto l'opera di qualcuno e un'onda di meraviglia, palpito, riconoscenza mi si para dinanzi e mi travolge, allora capisco di averlo trovato.
Un avventore mi ha fatto leggere una sua sceneggiatura e ho capito senza dubbio alcuno che il suo è un talento vero, di quelli su cui è inutile discettare. Un talento oggettivo.
Le sue parole... melodia, i suoi pensieri là dove molti di noi non arriveranno mai, la costruzione narrativa un avvincente "adagio" che continua a risuonare anche dopo aver messo giù la bacchetta.
Eppure lui non è là dove dovrebbe essere.
Le parole, le immagini sul grande schermo servono solo per stupire, trasgredire, annacquare cervelli già sfatti dal web-trash.
Dicono che c'è ancora il cinema che conta... sì, ma i soldi un tanto al biglietto.

venerdì 6 agosto 2010

Sulla vita, le illusioni e altre verità

La brughiera è meravigliosa in questi giorni: illuminata dai riverberi del sole tra le fronde al mattino, atterrita e fradicia durante i temporali con fardelli di grandine nel pomeriggio.
In questa cornice l’avventore giornalista F.C. mi ha intervistata per parlare del mio romanzo. Ci siamo seduti a un tavolino all’aperto e tra una pausa e l’altra abbiamo finito per parlare della mia vita, delle nostre vite in verità.
A un certo punto F. mi ha chiesto: “Come mai ti sei dedicata a questo genere di narrativa?”, e io mi sono trovata a rispondere: “Perché io una vera infanzia e adolescenza non l’ho vissuta, così la rivivo attraverso le mie storie e resto bambina anch’io.”.
A dirla tutta è impossibile recuperare ciò che gli eventi e gli anni hanno spazzato via. Forse è una chimera che io possa rimanervi ancorata per il solo fatto di immedesimarmi nei miei personaggi, però… però mi fa star bene.
Siamo sinceri: cosa c’è di bello nella crudele realtà degli adulti?
Non siamo altro che un impasto di disillusioni e corse frenetiche verso il nulla.
E io, invece, voglio sognare.
Qualcuno potrebbe definire tale atteggiamento “rinuncia”, “fuga”. Forse, magari lo è per davvero.
Ma in fondo che cos’è scrivere se non un’incessante peregrinazione dello scrittore in corpi e menti lontanissimi per indole, vizi, virtù, spazio e tempo; se non una grande, immensa illusione che attinge dal vissuto per diventare altro da sé?
Ognuno di noi le conferisce titoli di veridicità assoluta e ci sguazza dentro solo per burlarsi dell’unica vita terrena e viverne infinite altre senza curarsi delle convenzioni, di ciò che sia riprovevole o giusto fare.
Perciò, fino a quando mi sarà concesso, correrò per la brughiera come una tredicenne col cuore carico di soavi promesse. E sarò libera!

martedì 30 marzo 2010

Per te questo e altro

Quando ho cominciato a leggerlo seduta sull'erica non sapevo dove mi avrebbe portata. Ora lo so.
Ho attraversato l'Afghanistan ancora una volta, e ancora una volta ho sentito i suoi profumi, ho solcato il suo cielo a bordo di un aquilone, ho ascoltato la melodiosa preghiera verso La Mecca; poi ne ho avvertito il terrore, la violenza, la povertà, l'infanzia negata, il nonsenso durante l'occupazione dei Russi prima e l'insediamento dei Talebani poi.
Ho pianto a lungo perché l'uomo pervaso dall'odio, dalla brama di potere, dalla concupiscenza è molto più feroce di quanto qualunque immaginazione possa concepire.
Ho scoperto che nella mia vita avrei voluto avere un amico come Hassan e un padre coraggioso come Baba.
Ho capito da Amir che, per quanto i nostri errori possano essere imperdonabili, c'è sempre una possibilità di riscatto, una chance per diventare creature migliori e tornare a VIVERE.

Allora, tashakor Khaled jan.

domenica 22 novembre 2009

Non voglio chiudere a tutti i costi una zip inceppata

Qualche giorno fa, mescolato alle bollette da pagare e a qualche inutile opuscolo pubblicitario, ho trovato nella casella della posta l'invito per la presentazione di un libro, che dal titolo ha subito pungolato la mia fantasia: "La figlia del sarto".
Uhmm... interessante, mi sono detta.
E così, ieri chiudo la locanda per raggiungere il luogo della presentazione, arrivando puntuale all'ora convenuta. Come sempre.
Cerco una buona postazione e, al di là dei tavoli di fronte alla platea, vedo la scrittrice: una signora dai capelli argentei, acconciati con decoro e semplicità, un filo di perle intorno al collo e un sorriso aperto e sereno come non vedevo da tempo in un essere umano.
Poi, mentre prende il via la presentazione del romanzo, scopro che la ragione di quella sua serenità così palpabile è dovuta al suo avvicinarsi alla terra, lei che la terra in fondo non l'aveva mai "toccata" davvero, perché figlia del sarto del paese.
Da pochi anni, infatti, ha cominciato una nuova vita: come contadina (e sorprendentemente come scrittrice anche) perché ha compreso che gli orpelli non servono per star bene, che si può vivere con poco, che la corsa alla felicità a tutti i costi senza mai fermarci porta solo ad inceppare irrimediabilmente le nostre vite, proprio come fa una "zip" difettosa quando ci ostiniamo a chiuderla a tutti i costi... e invece basterebbe fargli fare uno scattino all'indietro per tirarla su senza problemi.
Alla fine della serata ho preso il suo libro e mi sono complimentata con lei per la semplicità delle sue parole e del suo tono soprattutto. Lei mi ha risposto con un sorriso ancora più aperto: Non è semplice solo chi non vuol farsi capire.
Poi mi ha lasciato una dedica che ho apprezzato molto: "A Sonia, in attesa di conoscerla meglio".

Sono tornata a casa con il cuore leggero e un gran senso di appagamento.
Quando sono andata a dormire era ormai passata la mezzanotte eppure non sono riuscita a prendere sonno facilmente, così ho cominciato a leggere "La figlia del sarto".
Sento che non mi deluderà.