lunedì 30 aprile 2012

L'amico Ulrich

Ho trascorso giorni insensati, a volte inconcludenti, a tratti iper-produttivi; giorni di fermento, di paure, di amore per me stessa, di sogni implosi nella realtà. Ho trascorso giorni in cui la solitudine non ha voluto fare solo due chiacchiere, ma si è intrufolata dalla finestra per attaccarsi a me e impedirmi di scaraventarla fuori dall'uscio.
Scrivo, leggo, lavoro, mi ammalo, piango e aspetto, poi ancora scrivo, leggo, mi ammalo, piango e aspetto. Aspetto. Già... l'attesa. Che dire di lei? Di sicuro non è mi è molto congeniale, è una compagna scomoda, una vecchia grassona silenziosa e imperturbabile, sempre pronta a fagocitare tutto e a fingere di non procurar danno.
Ulrich mi fa compagnia, un nuovo amico, il protagonista de "L'uomo senza qualità" di Robert Musil. Romanzo straordinario: un condensato di verità e introspezione ad ogni riga, un miracolo dalla prosa vivace e coinvolgente. Vi riporto degli stralci:

"...se di dentro la stupidità non somigliasse straordinariamente all'intelligenza, se di fuori non si potesse scambiare per progresso, genio, speranza, perfezionamento, nessuno vorrebbe esser stupido e la stupidità non esisterebbe. O almeno sarebbe molto facile combatterla... Non esiste una sola idea importante di cui la stupidità non abbia saputo servirsi, essa è pronta e versatile e può indossare tutti i vestiti della verità. La verità invece ha un abito solo e una sola strada, ed è sempre in svantaggio."

 Come dargli torto?
A voi, cari avventori un consiglio: se potete, leggetelo.
Se da un romanzo si impara qualcosa è sempre tempo ben speso. Molto ben speso.
...E non si resta soli.

venerdì 13 aprile 2012

E sono viva

E ho corso per doppiare il tempo di asprezze non cercate, ora corro per doppiare i sogni che voglio e che ho voluto. Arretro ancora in certi giorni uggiosi, ma non mi lascio andare. Mi rianimo e proseguo il mio viaggio con passo lesto e speranzoso. La brughiera è là ad aspettarmi, con i sorrisi, le risate e gli abbracci veri di chi sa amare senz'ombra di malizia e di riserva. Vi amo e sono viva.

sabato 31 marzo 2012

Come ti amo? / How do I love thee?



Come ti amo? Lascia che ti dica i modi.
Ti amo fino agli estremi di profondità, di altura e di estensione
che l’anima mia può raggiungere, quando al di là del corporeo
tocco i confini dell’Essere e della Grazia Ideale.
Ti amo entro la sfera delle necessità quotidiane,
alla luce del giorno e al lume di candela.
Ti amo liberamente, come gli uomini che lottano per la Giustizia.
Ti amo con la stessa purezza con cui essi rifuggono dalla lode.
Ti amo con la passione delle trascorse sofferenze
e quella che fanciulla mettevo nella fede.
Ti amo con quell’amore che credevo aver smarrito
coi miei santi perduti.
Ti amo col respiro, i sorrisi, le lacrime dell’intera mia vita!
e, se Dio vuole,
ancor meglio t’amerò dopo la morte.

 
How do I love thee? Let me count the ways.
I love thee to the depth and breadth and height
My soul can reach, when feeling out of sight
For the ends of Being and ideal Grace.
I love thee to the level of every day's
Most quiet need, by sun and candlelight.
I love thee freely, as men strive for Right;
I love thee purely, as they turn from Praise.
I love with a passion put to use
In my old griefs, and with my childhood's faith.
I love thee with a love I seemed to lose
With my lost saints, -- I love thee with the breath,
Smiles, tears, of all my life! -- and, if God choose,
I shall but love thee better after death.
Elizabeth Barrett Browning




giovedì 22 marzo 2012

E scusate...

...se non commento i vostri post, se non vi visito giornalmente, se non scrivo con la frequenza di un tempo, se non vi invito abbastanza a mangiare i miei scones, ma si sono accavallati impegni, lavorativi e non, di diverso genere. Poi, come capiterà a tutti voi, accade l'imponderabile, per cui occorre far fronte alle novità (spesso non positive). La primavera, però, mi scalda con il suo abbraccio fiorito e... vorrei tanto non si tramutasse in una stretta afosa. Stasera cenerei volentieri con mousse al cioccolato e biscottini al burro, ma sto mangiando sano da un po' di tempo -verdura e frutta- perciò dovrò trovare consolazione solo nel mio commissario preferito: Salvo Montalbano. Vi abbraccio tutti virtualmente.
 Se passate in locanda mi troverete in pigiama.

domenica 18 marzo 2012

Diventare scrittori con la S maiuscola

Ieri, in una delle mie consuete passeggiate a passo sostenuto per bruciare, tonificare e produrre endorfine per il corpo e l'anima, ho compreso con lampante lucidità che la bellezza -e il conseguente successo- di una storia non è da ricercare in una trama dagli intrecci complicati, né nell'abbondanza di elementi erotici, gialli o noir che gli editori ricercano negli scrittori e poi propinano ai lettori. La verità mi è stata sempre davanti ma io non l'ho degnata di uno sguardo. Mai. Mi è stata invisibile tutto il tempo. Ora so, però, con assoluta certezza, che devo attingere alle emozioni primordiali, comuni a ogni essere umano, e berne senza temere di sbronzarmi, se voglio avvicinarmi un po' di più ai grandi. Non si può essere scrittori con la S maiuscola, infatti, se si ha paura di scavare in profondità. La scrittura è pensiero masticato, spesso non digerito, è dubbio, consapevolezza, è legame con il Mortale e l'Eterno. Lo so che mi costerà fatica e non so quali saranno i risultati, ma devo almeno provarci. Auguratemi: buona fortuna.

lunedì 5 marzo 2012

Tra fronde e nuvole

Scusate l'assenza, ma la vostra locandiera è stata ed è ancora in balia di alti e bassi. Vogliamo dirla tutta? Più di bassi che di alti. Neanche la torta con mega strato di crema ha alleviato il mio umore decisamente "down". Se poi a questo aggiungiamo anche tosse, raffreddore, mal di gola e mal di testa, beh... la situazione si complica ulteriormente.
Sono silente, però, non assente: lavoro, studio, scrivo, leggo e... ascolto musica. Già, la musica... e intanto penso che se n'è andato un angelo.
Ed io non so più neanche dove sono.
Forse sospesa tra fronde e nuvole.

"...Sopra i tetti, a migliaia le nuvole bianche
copron tutto, la folla, le pietre e il frastuono.
Molte volte levandomi ho visto le nuvole
trasparire nell'acqua limpida di un catino.
Anche gli alberi uniscono il cielo alla terra..."

(Canzone - Cesare Pavese)

giovedì 16 febbraio 2012

Se fosse tutto così dolce...

I tagli avanzano, la Grecia brucia, la neve ostacola.
Prendo 1 boero e ne vinco altri 2.
Magra... ma dolce consolazione.
Andiamo avanti.

lunedì 13 febbraio 2012

Ci vediamo in palcoscenico

Credo che ogni scrittore, o aspirante tale, prima o poi senta il bisogno di scrivere qualcosa per il teatro. A me è successo, ovviamente. Credo che ciò trovi la sua motivazione nel fatto che vorremmo i nostri personaggi fuori dalla carta affinché questi assumano consistenza reale, che abbiano volti, espressioni, gestualità, voci, persino odori da percepire con i sensi.
Il cinema è affascinante, estremamente affascinante, ma è quasi inaccessibile per la stragrande maggioranza di noi che scriviamo storie. Un lungometraggio ha costi esagerati se si punta sulla qualità.
Ma una rappresentazione a teatro ha più possibilità di vedere la luce: vuoi per la passione di un gruppo di attori, vuoi per i costi contenuti delle scene da realizzare e degli arredi da collocare. In alcuni casi non serve neppure un fondale, basta una panchina per rappresentare un parco, un tavolo per supplire a una sala da pranzo e il gioco è fatto. È una di quelle regole non scritte che ogni spettatore accetta di buon grado senza chiedersi: “Ma come, ci troviamo in una stazione e non ci sono i treni?”.
Scrivere una buona opera teatrale, però, non si improvvisa. Come per i romanzi o le sceneggiature per il cinema, anche un testo teatrale necessita di regole affinché avvinca lo spettatore e non gli faccia abbandonare la sala alla fine del primo atto.
Fondamentale è il rapporto di causa-effetto per strutturare e dare un ordine agli eventi, in modo che essi diano vita a una storia. Se così non fosse, le azioni sul palcoscenico sarebbero solo dei riempitivi che non portano da nessuna parte. Non ci sarebbe suspense, né climax e, quindi, nessuna risoluzione con conseguente soddisfazione dello spettatore.
Un utilissimo strumento che vi aiuterà a scrivere un dramma o una commedia degni di questo nome è il saggio di Jeffrey Hatcher,Scrivere per il teatro”. Per questo motivo vi invito a leggerlo caldamente, poiché al suo interno troverete esercizi per stimolare la ricerca di idee per la vostra trama e consigli per strutturarle in azioni che portino avanti la storia fino al climax e alla immediata risoluzione.
Di vitale importanza per uno scrittore rimane in ogni caso la lettura delle opere di quelli che ci hanno preceduto, dei “grandi” possibilmente (altrimenti non impareremmo nulla). A tal proposito, Jeffrey Hatcher ci fa un elenco delle opere che dovremmo conoscere e su cui dovremmo lavorare prima di cimentarci nel nostro testo teatrale:

- Amleto di William Shakespeare
- Hedda Gabler di Henrik Ibsen
- Zio Vanja di Anton Čhecov
- Prima pagina di Ben Hecht e Charles MacArthur
- Piccole volpi di Lillian Hellman
- Zoo di vetro di Tennessee Williams
- Dial “M” for Murder di Frederick Knott
- Chi ha paura di Virginia Woolf di Edward Albee
- ‘Night, Mother’ di Marsha Norman
- La strana coppia di Neil Simon
- Tradimenti di Harold Pinter
- Cloud Nine di Caryl Churchill
- Joe Turner’s come and gone di August Wilson
- Sei gradi di separazione di John Guare.

Potrete trovarli in libreria, in biblioteca o anche scaricarle dal web (se siete fortunati).
A voi tutti, miei avventori, buona ricerca, lettura e scrittura.
Ci vediamo in palcoscenico!

sabato 4 febbraio 2012

Con gli occhi all'ingiù, spalando la neve


La brughiera ne è sommersa... ieri BonTon poteva aggirarsi felice tra i suoi mucchi, oggi si è bloccata sull'uscio per non rimanervi seppellita. Le scorte di cibo resistono e anche il mio umore. Se qualche post fa ero "germoglio felice", oggi sono "fiocco volteggiante".
Buona bruschetta a tutti i miei avventori... se riuscirete a raggiungermi.

martedì 31 gennaio 2012

Col naso all'insù, guardando le nubi

Vorrei poter attendere l'arrivo della neve dietro la finestra, con una tazza colma di cioccolata calda  e panna, ma non è ancora giunto il suo momento. Devo andare, adesso. Lei mi fermerà quando vorrà, e allora non ci saranno impegni, incombenze, urgenze e necessità che potranno scioglierla.
Buon martedì, che vi sia dolce insieme a un buon libro.

martedì 24 gennaio 2012

Emanciparsi

Emanciparsi: ecco il mio motto di questi ultimi giorni. Emanciparsi dalle circostanze, dagli eventi, dai bisogni affettivi e da quelli materiali.
In poche parole: bastare a se stessi, amare se stessi, coltivare se stessi come virgulti bramosi di acqua e sole.
Oggi sono un germoglio felice.

venerdì 20 gennaio 2012

Che gioioso tormento gli uomini che fanno coccodé e mangiano frollini a colazione...

Finalmente, dopo mesi e mesi di attesa, ho ordinato i romanzi di alcuni blogger che seguo con piacere. Sto parlando (in ordine rigorosamente alfabetico)  di "Frollini a colazione" di Sandra Faé , "Anche gli uomini fanno coccodè" di Chiara Moltoni e "Il gioioso tormento" di Riccardo Uccheddu.
Man mano acquisterò anche quelli di altri blogger che stimo (purtroppo le mie finanze sono esigue e devo ponderare ogni piccola spesa... perciò non me ne vogliate).
Unica nota dolente: dovrò aspettare 3 settimane prima di averli a casa e buttarmici dentro anima e psiche...
C'est la vie!

lunedì 16 gennaio 2012

Amore amore amore

Sono tornata nella mia città d'origine per un paio di giorni durante le vacanze natalizie e, come faccio sempre, rovisto in un mobile dove sono custoditi alcuni miei ricordi (solitamente libri... come sono prevedibile).
Allora ho ripreso in mano un volume regalatomi taaaaanto tempo fa e ne ho riassaporato la dolcezza. In "Slogans d'amore" c'è l'amore coniugato in tutte le sue forme: l'amore mistico, l'amore umano imbrigliato nella passione e quello che si eleva, diventando legame sublime ed eterno.
Per voi, miei cari avventori, ho scelto un brano estratto dal "Diario di un convertito" di Pieter van der Meer, che stigmatizza con lampante lucidità il miracolo di un incontro.
"Era necessario che noi ci incontrassimo. Non ti pare meraviglioso? Io non ti conoscevo, tu ignoravi la mia esistenza. Pensa: e se le strade della vita sulle quali noi camminiamo non si fossero mai incontrate? Una inezia, un ostacolo qualunque, e noi saremmo rimasti lontani, non ci saremmo conosciuti mai. Sono talmente convinto che era necessario che noi ci incontrassimo che questo pensiero mi fa paura. Dovevamo incontrarci perché qualcuno ci guidava.".
Buon Amore a tutti.

giovedì 5 gennaio 2012

Concluso...

Conclusa la trascrizione della sceneggiatura, concluso il libro di Magris, concluse ormai le festività, conclusi i rapporti, concluse le attese. Conclusa me stessa. Mi restano solo delle melodie in cuffia sotto le lenzuola... ma finiranno, finiranno a breve anche quelle.

domenica 1 gennaio 2012

Un nuovo anno in brughiera

Che silenzio... è una benedizione andare in giro con BonTon senza udire neppure il minimo tramestio umano. Non vedo neppure scie di fumo venir fuori dai camini. Tutti sono ancora immersi nel sonno. Sarebbe davvero bello se quest'anno fosse silenzioso e sereno come questo risveglio... senza pretese, senza "commercio umano", senza rincorse o affannati traguardi. A noi tutti, quindi, auguro di scoprire o riacciuffare l'autentico senso della vita. Un abbraccio illuminato dal sole.

lunedì 26 dicembre 2011

Feste natalizie in locanda

Al di là degli auguri di serenità, prosperità e gioia che molti dispensano senza alcuna reale convinzione, mi auguro davvero che nei giorni a venire (quando le luci si spegneranno e gli addobbi rimossi faranno tornare le nostre case spoglie come i nostri cuori) possiate avere sempre un pasto caldo, un tetto sulla testa, energie e coraggio per affrontare le asperità del cammino, la solidarietà delle persone vicine e lontane, il sorriso di un amico e anche l'aiuto materiale di un amico, perché le parole senza le opere valgono ben poco. 
A voi tutti, che penso sempre, visito e commento quando mi è concesso, auguro la Luce della Speranza.
La vostra fedele locandiera

lunedì 19 dicembre 2011

Ne ho indossata una sola...

Ho saltellato qua e là tra i vostri blog, in qualche modo ho scostato le porte delle vostre dimore e affacciandomi ho catturato alcuni istanti che vi appartengono, in altre vi ho trovato ristoro prima di riprendere il cammino. Quasi ovunque fermento e preparativi per il Natale. In locanda, no: poco fermento, qualche decorazione e un alberello con presepe a testimoniare l’avventura di Nostro Signore su questa Terra trafitta e confusa, banalmente deviata dall’orrore e dal brutto estetico, immanente e finanche metafisico. No, non sono affranta e neppure scoraggiata. Tutt’altro.
Ho frugato nelle emozioni e ho rinvenuto perle screpolate dallo scorrere del tempo e annerite dal mio uso maldestro. Avrei potuto riporle, tanto (brutte com’erano) non le avrei indossate di certo. Invece le ho poste davanti a me e, con un panno umido, le ho lisciate pazientemente una ad una; la patina opaca ha pian piano lasciato il posto a un lucore argenteo. Alla fine della mia impresa non le ho infilate per indossarle tutte. Ne ho preso una sola, quella trovata in fondo e che mi è costata più fatica far risplendere. E l’ho indossata.
Proprio come per Griet*, mi costerà dolore e lacrime indossarne un’altra, ma non subito, non ora, e soprattutto non per imposizione di qualcuno.


*Griet è la modella dipinta nel quadro “La ragazza con l’orecchino di perla” di Vermeer, nata dalla penna di Tracy Chevalier.

martedì 6 dicembre 2011

Sssssst... basta parole

Sarà la foschia che incombe sulla brughiera, saranno i vetri cosparsi di gocce e vapore, sarà il suolo viscido di fango e foglie, ma la malinconia mi è saltata addosso come un abito troppo ingombrante. Ho sbocconcellato un po’ di pane e formaggio e mi sono scaldata al fuoco della stufa. Non ho voglia di tornare fuori, a dispensare formalità e conversazioni coatte. Ma devo farlo.
Devo, devo, devo.
Tutti noi dobbiamo sempre far qualcosa e ciò che vorrei davvero è solo il calore di un abbraccio autentico. Sono stanca anche di parole. Il silenzio, a volte, è dialogo profondo, melodia rigeneratrice.

Allora… silenzio. Vi sto abbracciando.

venerdì 2 dicembre 2011

Siamo messi proprio bene...


"La differenza tra la letteratura e il giornalismo?
Il giornalismo è illeggibile
e la letteratura non è letta."

(Oscar Wilde)