Ecco, ogni tanto me lo ripeto... e dovrebbe ripeterselo anche qualche politico.
Likkui chama *
6 ore fa
Dall'inizio di settembre mi rimbalzano pensieri più o meno sconnessi riguardo la pubblicazione di un mio secondo romanzo. Non ho mai avuto la smania della pubblicazione perché non ho mai sentito il bisogno di autocelebrarmi tra parenti, amici o perfetti sconosciuti. La smania, però, di comunicare "al mondo" i miei pensieri, quella sì, c'è sempre stata. La scrittura, bisogno primario per me (anche se sono lenta quanto un bradipo sotto sonnifero), oggi è diventata un'urgenza. Insomma, non posso più attendere tempi siderali per dare una "casa alle mie creature". Allora che faccio: aspetto di partecipare ad altri concorsi letterari che abbiano come premio la pubblicazione, propongo il mio romanzo a case editrici che vogliano puntare su di me senza richiedermi contributi o mi pubblico da sola grazie ai vari siti di self publishing a costo quasi zero?
Mentre il sole inonda la cucina della locanda e rimbalza sul tavolino accanto alla finestra della sala, mi ritrovo a fare una riflessione (spicciola, se volete): a volte si può trovare la propria strada nella vita del tutto casualmente.
Sì. Un giorno, per esempio, trovi dei colori, ti metti a dipingere pur non avendoci mai provato, esprimi il tuo mondo e ciò colpisce qualcun altro; un giorno di pioggia, prendi una penna, cominci a scrivere e ne viene fuori un racconto straordinario; trovi della stoffa e del filo, ne fai vestiti per bambole, poi ti lasci ispirare e cominci a creare una collezione di abiti; vai a teatro, resti ipnotizzato da un'attrice, decidi che vuoi recitare, ti iscrivi a un corso di teatro e ti ritrovi magari alla cerimonia degli Oscar; ascolti un musicista che suona per strada, inizi anche tu a suonare uno strumento e alla fine crei una band... insomma, la vita ci offre innumerevoli input, ma dobbiamo avere antenne sensibili per captare il cambiamento, cogliere la bellezza che ci circonda, le OPPORTUNITA' (da coltivare e proteggere per poterne raccogliere i frutti).
Qualche giorno fa leggevo "Codice della vita italiana" di Prezzolini e ho preso ancor più coscienza dei "vezzi" che ci appartengono e, di sicuro, non ci fanno onore. Nulla è cambiato, anzi, era così allora ed è ancor più vero adesso. Vi lascio qualche stralcio, e ditemi voi se il grande Prezzolini non avesse ragione da vendere:
Oggi tutto ha il sapore dell'inutilità: facebook è un concentrato di sterco, i blog generano conversazioni autoreferenziali che girano intorno al nulla e le chiacchiere della gente hanno il sapore sciapo del qualunquismo ridondante.
I dolori ai muscoli e alle articolazioni, i mal di testa e agli occhi, la tosse, l'astenia e la nausea non riescono a fermare la mia mente. Studio inglese, leggo e prendo appunti per il prossimo romanzo (storico) che ho in mente e prevedo scenari futuri, non sempre rosei. Mi sento sospesa e in attesa. Perché di notizie imminenti e fondamentali ne aspetto a breve e vorrei che illuminassero di speranza la mia esistenza. Una cosa ho compreso bene: che non mi sarà mai concesso una gioia piena e senza ombre. A nessuno è concesso. Alcuni sembrano esser privi di tangibili dolori, ma vivono vite di "quieta disperazione". Allora preferisco la mia di vita, dove un sorriso mi ripaga di un "dono" poco gradito, dove conquisto una risata grazie ad abili gimcane, dove un Dio in cui credo è sempre là a tirarmi fuori dai "guai". Lui, invisibile, ma più reale e concreto di qualunque essere su questo pianeta.
Il mio risveglio aveva ancora il tepore del piumone e il profumo del latte caldo, quando sul muro della locanda ho visto muoversi qualcosa, due piccole macchie indistinte che si spostavano molto lentamente. Mi sono avvicinata: erano due lumachine. Avevano strisciato parecchio, considerando le strie di bava sul muro. Avrei voluto tenerle con me, ma sarebbe stata una sofferenza per loro, così le ho staccate delicatamente dal muro e le ho deposte tra i cespugli della brughiera, ancora stillanti di pioggia. "Ritornate alla vita." ho detto loro.
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