martedì 2 marzo 2010

L'importanza di "mostrare"

Uno scrittore non racconta semplicemente.
Uno scrittore mostra. Mostrare significa evocare sensazioni, emozioni, profumi, colori, immagini come fossero concrete, vivide, più che reali.
Mostrare è un'abilità che si acquisisce nel tempo, osservando, assaporando le parole sulla lingua, rielaborandole attraverso la penna.
Ed è proprio questa abilità che distingue gli SCRITTORI (anche se non pubblicati per svariati motivi) dai cronisti.
Leggete qua:

"Lei non sapeva cosa pensare. Alla fine se ne andò sbattendo la porta, lasciandolo nella stanza al suo lavoro schifoso."

"Forse la convivenza non è stata una buona idea... o forse sì? Non sarebbe stato meglio un matrimonio vero, con tanto di velo, pizzo, fiori e marcia nuziale?" - rimuginava tra sè.
L'acre olezzo del sigaro, penzolante dalle labbra di lui, la fece rinsavire. "Eccolo lì" pensò "imperterrito alla sua scrivania, sempre immerso nelle sue cause, sempre lontano dalla vita vera, da noi due."
Tutto le fu chiaro finalmente: rigando volutamente il parquet con l'imperiosa marcetta dei suoi tacchi a spillo, imboccò la porta sbattendola dietro di sé."

Superfluo aggiungere che le due versioni dicano essenzialemente la stessa cosa, ma che la seconda versione non sia minimamente paragonabile alla prima.
Ricordate: non conta tanto la storia in sé ma il modo in cui la storia viene narrata, perciò mostrate, mostrate e ancora mostrate se volete diventare degli scrittori degni di questo nome!

mercoledì 24 febbraio 2010

Dov'è la tenerezza?

La tenerezza di Dio è anche in un musino peloso
bisognoso di cure.
Sonia Ognibene

lunedì 22 febbraio 2010

Si dice...Aigor

In locanda ieri, tra biscottini al burro e crema catalana, ci siamo confrontati sulla scrittura comica.
- Quanti di voi pensano che sia semplice scrivere cose divertenti? - ho detto io sperando in un silenzio tombale.
E in parte sono stata accontentata perché solo un avventore, il signor Vladimiro, mi ha detto:
- Non è semplice ma... abbastanza semplice, sì.
Il caro signor Vladimiro non ha potuto aggiungere altro perché è stato sommerso dalle urla di dissenso degli altri ospiti che per la foga sputavano frammenti di biscottini al burro tutt'intorno.
Ho invitato alla moderazione e ho chiesto a Vladimiro perché mai pensasse fosse abbastanza semplice.
- Perché per delle battute idiote non serve mica andare all'università. - mi ha risposto.
- E se le dicessi che in America ci sono dei corsi che insegnano proprio la scrittura comica, lei ci crederebbe?
- In America si bevono proprio tutto... - ha risposto dondolando la testa.
Gli ospiti hanno sorriso e io ho detto:
- Non ha tutti i torti, lo sa? Ma mi ascolti bene... c'è un tizio, un certo John Vorhaus, che ha scritto un saggio illuminante: "The Comic Toolbox: How To Be Funny Even If You Are Not".
Grazie a questo saggio non occorre più avere un senso dell'umorismo particolarmente spiccato per cimentarsi in scritture comiche perché l'autore dà, a TUTTI, gli strumenti e i suggerimenti giusti per farlo!
- Senti, senti... com'è? Raccontaci! - ha detto Roberta.
- Be', innanzitutto Vorhaus parte da un'affermazione chiara che potremmo definire un assioma: la COMICITA' è VERITA' e DOLORE.
- In che senso?
- Nel senso che spesso si ride perché qualcuno, anche raccontando una semplice barzelletta, ci mette davanti delle verità dolorose che abbiamo sperimentato o sperimenteremo nella vita.
I tanti monologhi di alcuni comici di Zelig sul rapporto tra i sessi, infatti, fanno proprio emergere una di queste verità: i due sessi sono pieni di difetti e poco compatibili. Sentite qua:
Adamo chiede a Dio: "Dio, perché hai fatto le donne così morbide?"
Dio risponde: "Per fartele piacere".
Adamo: "Dio, perché hai fatto le donne così calde e affettuose?".
Dio: "Per fartele piacere".
Allora Adamo chiede: "Ma Dio, perché le hai fatte così stupide?"
E Dio risponde. "Per fare in modo che tu gli piacessi".

- Ben detto! - ha esclamato Yvonne.
- Guarda che la donna non ne esce mica bene! - ha replicato Vladimiro.
- Vladimiro ha ragione, sta proprio in questo la verità e il dolore. Comunque, Vorhaus va avanti e parla di premessa comica, frattura tra realtà comica e realtà vera, proponendo una serie di esercizi interessanti. Poi elenca 3 tipi di conflitto comico: l'uomo contro il mondo, l'uomo contro gli individui, l'uomo contro se stesso, quello più divertente. E anche in questo caso ci sono degli esercizi da sperimentare per mettere alla prova le nostre capacità comiche.
Poi ho fatto passare il libro tra i tavoli, che ha rischiato più volte di inzaccherarsi con la crema catalana, e tutti si sono detti pronti per questa nuova avventura.
E anche a voi dico: acquistate questo saggio nella versione italiana: "Scrivere il Comico" della Dino Audino Editore e fate esplodere l'umorismo che avete dentro.
Credetemi, sarà un'esperienza travolgente.
Io grazie a questo saggio ho scritto il soggetto per una sit-com. Chi l'avrebbe detto?

mercoledì 17 febbraio 2010

Un'ape può addolcire la vita?

Ieri, senza alcun passaparola, ci siamo ritrovati tutti sotto la pioggerellina della brughiera agghindati come pazzi. Io a guisa d’ape, con tanto di antennine dorate e alucce di velo nero e lustrini, volteggiavo alla ricerca di un fiore che non fosse ancora avvizzito per via del gelo.
Tra fate, re, supereroi, stregacce, gatte e topastri, abbiamo brindato alla giostra della vita, dandole in pasto ciambelle per addolcirla. Per un po’ ci siamo riusciti.
Al prossimo anno, allora.

venerdì 12 febbraio 2010

Il segreto di Isabel... non è più un segreto

In locanda ho ricevuto molti messaggi per sapere come fare ad acquistare "Il segreto di Isabel". Ebbene, se cliccate su questo link o lo copiate e incollate sulla barra degli indirizzi: http://www.grupporaffaello.it/lib-italia.asp vi troverete nel sito della Raffaello Editrice, selezionate poi la vostra provincia e troverete l'elenco delle librerie a voi più vicine, dove potrete acquistarlo oppure ordinarlo.
Qualcuno mi ha chiesto anche quanto costa: solo 8 euro e 30.
Qualcun altro mi ha chiesto ancora se fosse possibile adottarlo come testo di narrativa nelle scuole secondarie di primo grado e io vi dico che l'intento della Raffaello Editrice è proprio questo.
Il romanzo si rivolge soprattutto alle classi seconde e terze delle scuole secondarie di primo grado, infatti contiene anche un fascicolo come proposta di lavoro e stimolo di riflessione per i ragazzi: a volte un segreto covato troppo a lungo può annientare l'anima e il corpo.
Non a caso ho dedicato questo romanzo "ai ragazzi che nascondono il dolore, affinché lo lascino fluire dalla loro anima per tornare a vivere".
Ma questo romanzo è anche per tutti gli adulti. Se lo leggerete, capirete il perché.

Se vi fa piacere, scrivetemi per qualunque chiarimento o informazione.
Io sono qui, sempre in locanda per voi.

mercoledì 3 febbraio 2010

Questione di punti di vista


Perdere la vita per salvare qualcuno che amiamo
spesso è più facile
che viverla accanto a chi non tolleriamo.
Sonia Ognibene

giovedì 28 gennaio 2010

L'insostenibile leggerezza dell'amicizia

Ieri notte mi sono alzata per l’assenza di rumori, non che ce ne siano molti in mezzo alla brughiera, ma anche quei pochi sembravano essersi dissolti.
Mi sentivo come in una bolla, ma non volteggiavo.
Il pavimento era gelido, ho riattizzato il fuoco e ho pensato, per uno scambio avuto con un’amica poche ore prima, all’amicizia vera: forse non so ancora cosa sia. Sarà il tempo a darmi delle risposte. Per il momento me ne ha date tante, eccome se me ne ha date e… quasi tutte negative (di risposte intendo, non di amicizie).
Sì, perché un amico che sta male è noioso, pesante, asociale. E va allontanato.
Se poi è troppo felice e realizzato lo si invidia. Decisamente va allontanato.
Se è sincero e dice davvero ciò che pensa, va allontanato comunque perché “non ci capisce”.

Allora mi sono chiesta: dove sono i veri amici? Dov’è la dolcezza di una chiacchierata rubata, l’incoraggiamento, la schiettezza dei pensieri?
Dove la certezza di una presenza in mezzo al nulla?

BonTon allora mi è saltato in grembo, accucciandosi fra le mie braccia, nasino contro naso.
E una risposta l’ho trovata.

sabato 23 gennaio 2010

Come inventarsi una storiella: il gioco della lettera iniziale

Senza tregua alla locanda. In questi giorni ho avuto ospiti a frotte: la voce si sta spargendo e quella strada meno battuta è sempre più battuta. Per me, quindi, il lavoro tra credenza e scodelle è aumentato: ho preparato 9 tiramisù di proporzioni maxi e almeno 150 sandwich.
La nostra sta diventando sempre più una comitiva gioiosa.
Proprio ieri, mentre stavamo sbocconcellando l’ennesimo sandwich, ho chiesto alla gentile Marnie di dirmi la prima parola che le veniva in mente e lei ha urlato: -GESSO!
E io di rimando: -Vai Francesco, di’ anche tu una parola che inizia per G.
- GERANI.
- GENTE - ha continuato Robby.
- GERMI - ha aggiunto Stefano.
- Che dite, possono bastare? –ho fatto io.
- Cosa?
- Queste 4 parole per creare una storiella qui, in quattro e quattr’otto.
- Qui?
E così tra un tira e molla generale è venuta fuori una storiellina di poche pretese, ma divertente e anche con una “morale” sottintesa:

Nella città di Gesso la gente era sconvolta: tutti i gerani erano improvvisamente appassiti e morti in una sola notte. Era un guaio tremendo perché nella “Fiera mondiale dei Gerani”, che si sarebbe tenuta il giorno dopo, la gente di Gesso aveva sempre vinto il primo premio. Così decisero di chiamare lo scienziato pazzo della città, Frillo Frallo, affinché salvasse i gerani e l’onore del paese.
Frillo Frallo, che era stato sempre emarginato dalla città per via delle sue folli invenzioni e del suo bizzarro abbigliamento, dapprima decise di non accettare il caso per vendicarsi, poi, per amore dei fiori lavorò duramente tutto il giorno e tutta la notte.
Quando mancava solo un’ora all’apertura della Fiera, Frillo Frallo scoprì la causa della morte dei gerani: i germi Germinosi.
Così mise a punto l’antidoto e lo iniettò negli steli delle piante.

I gerani tornarono più belli che mai!
Fu così che la gente di Gesso vinse ancora il primo premio e Frillo Frallo fu eletto sindaco della città
.”


Vedete quanto sia semplice inventare delle storie?
Magari non serve questo divertente gioco delle iniziali per metter su un romanzo di valore, ma di certo può aiutarci a perfezionare il nostro stile, a farci scavalcare gli steccati mentali che ci ostacolano.
Che male c’è a giocare con le parole? La scrittura non è forse anche gioco e fantasia allo stato puro?

Lo consiglio a tutti, soprattutto a voi genitori, perché quando i vostri pargoli vi sfiancheranno con la fatidica frase (prima o poi capita a tutti, non si scampa): "Me la racconti una storia?" e il vostro zuccherino, vedendovi prendere un libro, protesterà dicendo: "Ma io ne voglio una inventata da te!", voi saprete cosa fare e non sarete assaliti dalla sindrome afasica acuta.
Riepilogando: dite la prima parola che vi viene in mente, poi altre 4-5 parole (anche di più se ve la sentite) con la stessa iniziale della precedente e poi create degli agganci lasciandovi trasportare dalle suggestioni che tali parole vi danno.
Così facendo avrete un carrello sempre pieno di storie, basterà solo cercare bene tra gli scaffali… ed è pure gratis! :-D

lunedì 18 gennaio 2010

mercoledì 13 gennaio 2010

Un anno in Provenza

Vi ricordate la mia camera tinteggiata color lavanda e i sacchettini profumati, sistemati in punti strategici della casa, dell’omonima pianta per esaltare la lettura delle storie di Peter Mayle?
Ebbene, ho terminato “Un anno in Provenza”.
Il libro è suddiviso in 12 parti: una per ogni mese (ovvio) ed è il resoconto del primo anno vissuto dallo scrittore, da sua moglie e i loro cani in una fattoria in pietra tra Ménerbes e Bonnieux.
L’ironia, in alcuni punti davvero molto comica, serpeggia in ogni pagina del libro.
I profumi della Provenza, i suoi sapori, le visioni agresti vengono elargite a piene mani.
Ma il libro non è solo questo: molto spazio è riservato ai lavori di ristrutturazione della casa… un vero spasso se si considerano le descrizioni dei bizzarri e instancabili (a corrente alternata) operai della magione.
Ma il merito di questo libro, a mio parere, sta nell’aver spazzato via in 199 pagine l’idea che la Provenza sia un paradiso di sole, tranquillità ed efficienza per 365 giorni all’anno e ha rafforzato la convinzione che i pregiudizi (in questo caso) francesi sulla nazionalità di una persona sono duri a morire: gli inglesi deboli di stomaco e troppo delicati di carnagione, gli italiani pessimi guidatori, e così via.
Peter Mayle si diverte a sbugiardare questi suoi nuovi amici con ironia e tenerezza, perché si sa… nessuno è perfetto.

venerdì 8 gennaio 2010

Esercizi creativi di scrittura: Cerami docet

Stavo rileggendo il saggio del grande scrittore, sceneggiatore, poeta, giornalista Vincenzo Cerami: Consigli a un giovane scrittore (già citato e consigliato vivamente durante il Corso di Scrittura Creativa su questo blog) e ho ri-scovato un esercizio davvero divertente: il buon Cerami ci consiglia di mutuare il lessico da un settore professionale per una descrizione o un piccolo racconto.
L’autore riporta una descrizione con il lessico “ospedaliero-farmaceutico-terapeutico” e, a mio parere, il risultato è davvero mirabile.
Il primo sintomo fu una ferita che si aprì all’orizzonte, dove il cielo precipita sul mare. Le scoriature rosse del tramonto si cicatrizzarono di colpo. Poi, mano a mano che la temperatura si abbassava, ecco giungere, lividi, tumefatti, i pesanti nuvoloni.
Di lì a poco ogni colore si decompose, ogni luce diluì. E l’aria divenne densa, come uno sciroppo
.”
Bella, no?

Accolgo anch’io la sfida di Cerami e, per puro spirito giocoso, riporto una breve descrizione, prendendo in prestito il lessico “gastronomico – culinario”.
Guardai all’orizzonte: il sole era un ricciolo di burro sulla lama di un coltello. E, all’improvviso, l’impasto dei miei ricordi non fu più così duro da mandar giù. Una delizia tutta nuova cominciò a lievitarmi nel cuore e capii, finalmente, che macerare nel dolore non sarebbe più servito a nulla.

E voi non avete voglia di cimentarvi in questo esercizio?
;-)

mercoledì 6 gennaio 2010

Un istante perfetto

Solo chi riesce a cogliere la bellezza
di un istante perfetto
può accettare i tormenti di una vita intera
senza esserne schiacciato.
Sonia Ognibene

domenica 3 gennaio 2010

Nuovo anno e...

Siamo nel nuovo anno e un grande regalo lo avete fatto voi a me perché, in soli otto mesi, il mio blog ha sforato le 3000 visite.
Non sono cifre da capogiro (so perfettamente che in giro ci sono alcuni blog che hanno anche oltre 300 visite al giorno) ma sono enormi per me, vista la scarsa pubblicità del mio blog tra i miei amici, la maggior parte dei quali non hanno la possibilità (o la voglia) di leggermi, per cui sono proprio quelli passati qui per caso ad avermi dimostrato affetto e stima.
Se poi aggiungiamo che un blog sulla scrittura o la lettura non è esattamente l’argomento giusto per attrarre folle oceaniche di internauti e che non posso postare tutti i giorni (cos’è una locanda senza la locandiera?) ritengo di dover ringraziare ciascuno di voi almeno 1 milione di volte.

Il mio appello su “Regalatemi libri per Natale” è rimasto quasi del tutto inascoltato, dico quasi perché almeno 1 libro l’ho ricevuto: Storia di Neve di Marco Corona.
Era un libro che desideravo tanto leggere, per cui sono felicissima d’averlo ricevuto.

L’ultimo dell’anno l’ho trascorso nel cottage della deliziosa, attenta e generosissima signora M. G.: abbiamo aspettato il nuovo anno tra un piatto di lenticchie, una tombolata e una dozzina di “prove tecniche” di botti, razzi e fontanelle. Io sempre a debita distanza, stupita dal coraggio dei convenuti.
Per l’occasione ho messo anche i tacchi alti, tolti prontamente durante il ritorno alla locanda.

Poi al mattino la ferale notizia: la combattiva e sportivissima signora I. ci aveva lasciate per sempre, serena, da un letto d’ospedale.
Ieri le abbiamo dato l’ultimo saluto mentre si addensavano oltre la brughiera nubi cariche di pioggia.
Fuori dai cancelli della sua ultima dimora ci ha sorpreso la pioggia tagliente come il vento che cominciava a spirare minaccioso.
Poi sono tornata a casa pensando: “Se questo è l’inizio del nuovo anno cos’altro ci riserveranno i prossimi mesi?”

...The show must go on.

mercoledì 23 dicembre 2009

Tanti auguri con... Bonton


BonTon ha rubato il vestito a Babbo Natale per augurarvi Buon Natale e buone feste anche da parte mia.
E allora, miei cari avventori, che siano davvero feste meravigliose per tutti e...
mi raccomando, siate buoni!
;-D

giovedì 17 dicembre 2009

Il segreto di Isabel

Ed eccolo il mio primo romanzo pubblicato dalla Raffaello Editrice, vincitore del Premio Montessori per l'anno 2009, nella sezione per ragazzi dagli 11 ai 14 anni.
Non posso celare la mia emozione anche perché non sarebbe umano non provarla!
Non sapevo neppure come sarebbe stata la copertina ed è stata una bella scoperta.
Il libro sarà nelle librerie (potete consultare l'elenco di quelle a voi più vicine sul sito della Raffaello) a gennaio, dopo le vacanze natalizie.
Spero che vogliate leggerlo e darmi un vostro parere.

Scusatemi se non aggiungo altro... ma oggi il mio sogno di bambina si è realizzato.

Regalatemi libri per Natale, please!

Sì, libri, libri, libri per costruirmi dei mondi paralleli tutt'intorno.
Ma non libri dei soliti noti o dei personaggi televisivi, ma storie interessanti, magari storie di donne o di trame che abbiano come sfondo i paesi nordici (il freddo mi aiuterà a immedesimarmi con più verosimiglianza nei personaggi).

Tanto poi sapete già che li metterò a disposizione di tutti quelli che verranno a scaldarsi alla locanda, per scambiarci pareri sulle impressioni suscitate dagli intrecci, dalla prosa, dalle descrizioni paesaggistiche o ancora dalla caratterizzazione dei personaggi.
...Io l'ho buttata lì. :-)

martedì 15 dicembre 2009

Ciambelline e poesie

Miei cari avventori, qui si rischia il congelamento anche per brevi tragitti.
Non attardatevi lungo la via, entrate nella locanda e scaldatevi con del punch al rum o al mandarino. Per gli irriducibili della cioccolata potete trovarla in tutte le salse.
Il fuoco nel camino scoppietta allegramente per quasi tutto il giorno e BonTon ci resta sdraiato davanti come fosse in estasi, storcendo invece il "tartufo" quando gli indico la porta per le sue uscite obbligate.
Ieri, la signora I., mi ha portato delle ciambelline con lo zucchero appena fritte... favolose, e io le ho divise con lei e gli altri avventori. Le abbiamo gustate leggendo Keats e Byron.
Cosa ci riserverà questa serata?

Vedremo... in ogni caso il cibo e l'arte sono sempre un buon modo per gustare la vita.

domenica 13 dicembre 2009

So... not lonely

Dunque, ieri sera ho lasciato la locanda per un paio d’ore e mi sono recata a teatro: c’era il concerto di Natale dei Pueri Cantores.
I cori mi hanno sempre affascinata, anche perché fino ai 18 anni facevo parte anch’io di un coro (della parrocchia, ma cercavamo di fare pezzi di un certo livello, liturgie in latino e così via).
Al mio arrivo la piazza era gremita di macchine e persone, nonostante il gelo.
Sono entrata in teatro, ho fatto il biglietto e mi sono incamminata verso il palchetto tra gli effluvi di lacche e profumi di alcune signore attempate.
Mi sono accomodata immaginando che da lì a poco avrei ascoltato melodie esclusivamente natalizie (cosa che non mi faceva esattamente tremare le vene ai polsi)… e invece, quanto mi sbagliavo!
Dopo un “Oh happy day”, è stato tutto un tripudio di “Walk of life” dei Dire Straits, “Super trouper” e “Mamma mia” degli Abba, “Everybody needs somebody” dei Blues Brothers e poi “I still haven’t found what I’m looking for”, “Stay” e “With or without you” degli U2.
Ma la canzone che mi ha mandata in delirio è stata “So lonely” dei Police.
La cosa buffa è che io non amo (diciamo pure che detesto “leggermente”) i Police, ma questa canzone è stata cantata da un ragazzino di 8 anni che incalzato dalla band alle sue spalle si è trasformato in uno Sting in erba, saltando sul palco e urlando con voce roca il ritornello “So lonely, so lonely, so lonelyyy!...”.
Un tripudio! Per poco non venivano giù i palchetti per il fervore degli astanti.
Alla fine dello spettacolo tutti abbiamo chiesto il BIS spellandoci le mani per gli applausi e urlando: - So lone-ly, So lone-ly…”. Quando il bambino è apparso per la sua seconda performance siamo scattati in piedi, cantando e battendo le mani come ragazzini!

Cosa volete che vi dica… questo è il potere della musica e dell’innocenza.

martedì 8 dicembre 2009

La figlia del sarto

Come avevo immaginato, non solo non mi ha delusa ma mi ha lasciato un senso di appagamento difficile da spiegare.
L’autrice, Lucilla Pavoni, ha raccontato aneddoti della sua vita illuminati dalla luce di una nuova consapevolezza… e io ho sorriso, pianto, provato pietà, rimpianto e alla fine ho sentito crescere in me la speranza.
Così ho voluto far mio un passo a pag 57:
Non credere a nessuno quando cominciano a dirti che hai grandi possibilità nella vita, che sei sprecato in un piccolo paese, che la tua intelligenza rischia di andare perduta. Non è vero niente. Puoi essere ciò che sei, se lo sei, in qualsiasi posto e in ogni condizione e sarà il mondo a venirti a cercare se hai qualcosa da dare e non tu a fare il giro del mondo. Questo è vero solo se hai cose vere da dare, per il resto serve girarlo mille volte e non basta.”.

E io ho delle cose vere da dare? Sarà il tempo a darmi la risposta che cerco.

sabato 5 dicembre 2009

Mi rimetto in carreggiata

Se non fosse per l’infiammazione del nervo sciatico che mi procura dolori lancinanti a entrambe le gambe e annessi lombi, avrei potuto dire di star meglio.
“E’ la vecchiaia incombente”, mi ha detto un’amica al telefono.
“Che gentile!” le ho risposto, mentre le avrei volentieri lanciato la cornetta sulla testa col teletrasporto…

Comunque sto tornando, ma non aspettatevi stuzzichini e manicaretti: non sono ancora in grado di mettermi ai fornelli.

Un abbraccio a tutti quelli che mi hanno mandato messaggi di affetto e lasciato auguri di pronta guarigione. Siete meravigliosi.